Dove finiscono i dati del tuo catalogo quando usi una ricerca AI
Dietro a un servizio di ricerca AI ci sono quasi sempre tre soggetti, non uno. Le cinque domande da fare al fornitore per capire dove passano catalogo e ricerche.
Quando si valuta una soluzione di ricerca basata sull’intelligenza artificiale, la conversazione tende a concentrarsi sulle funzioni. Poi, di solito alla vigilia della firma, arriva la domanda del responsabile IT o del consulente privacy: dove finiscono i nostri dati? È una domanda che conviene farsi all’inizio, perché la risposta cambia il contratto, il costo e i tempi.
La catena che nessuno ti mostra
Dietro a un servizio di ricerca AI ci sono quasi sempre tre soggetti, non uno:
- Il fornitore con cui firmi. Quello di cui vedi il logo.
- Chi gli affitta l’infrastruttura. Nella maggior parte dei casi un hyperscaler.
- Chi fornisce l’intelligenza artificiale. Un servizio esterno a cui il catalogo viene inviato per essere elaborato.
Il tuo catalogo e le ricerche dei tuoi clienti attraversano tutti e tre. Ogni passaggio è un sub-responsabile del trattamento da elencare, un paese da dichiarare e un rapporto contrattuale su cui non hai voce.
Perché è un problema concreto, non teorico
- Il catalogo è un asset strategico. Non è un elenco di prodotti: contiene assortimento, prezzi, spesso la marginalità e la struttura commerciale.
- Le ricerche dei clienti sono dati personali nel momento in cui sono associabili a una sessione o a un account. Trasferirle fuori dall’Unione Europea richiede una base giuridica e va documentata.
- Il costo cresce col successo. Una tariffa a chiamata significa che se il traffico raddoppia, la voce di costo raddoppia — proprio quando la ricerca sta funzionando.
- In caso di verifica devi rispondere tu. Non il fornitore del fornitore.
Le domande che separano i fornitori seri dagli altri
Indipendentemente da chi scegli, queste cinque domande fanno emergere la catena reale:
- In quali paesi vengono elaborati il catalogo e le ricerche? La risposta deve essere un elenco di paesi, non «nel cloud».
- L’infrastruttura è vostra o affittata? Cambia chi ha il controllo operativo e quanto sono lunghe le catene contrattuali.
- L’elaborazione passa da servizi di intelligenza artificiale di terzi? Se sì, quali, e con quali termini sull’uso dei dati.
- I miei dati vengono usati per addestrare modelli condivisi? Deve essere un no scritto nel contratto, non a voce.
- Cosa succede ai miei dati se disdico? Tempi di cancellazione e formato di restituzione.
Due modelli a confronto
| AI a consumo su servizi di terzi | Infrastruttura di proprietà del fornitore | |
|---|---|---|
| Dove sono i dati | Presso più soggetti, spesso fuori UE | Nei data center del fornitore, dichiarati |
| Sub-responsabili | Catena da ricostruire | Catena corta |
| Uso per addestramento | Dipende dai termini del servizio a monte | Escluso per architettura |
| Struttura del costo | Variabile, cresce col traffico | Canone prevedibile |
| Documentabilità | Richiede l’elenco dei fornitori a valle | Diretta |
Nessuno dei due modelli è sbagliato in assoluto. Il primo parte più in fretta e per un catalogo pubblico con traffico modesto può bastare. Il secondo conta quando il catalogo contiene informazioni sensibili o quando devi rispondere a un questionario di sicurezza fornitori.
Come funziona StoreGentic
StoreGentic è un servizio cloud: non viene installato sui tuoi server e non richiede infrastruttura da parte tua. La differenza sta a monte.
L’elaborazione — comprensione del catalogo, ordinamento dei risultati, conversazione — avviene su infrastruttura di proprietà di CodyCloud, in Europa. Non su capacità affittata da un hyperscaler e senza passare da fornitori esterni di intelligenza artificiale. La catena è corta per costruzione: c’è un solo soggetto fra te e i tuoi dati.
In pratica significa tre cose:
- Alla domanda «dove sono i dati» si risponde con un paese, non con un nome commerciale.
- Catalogo e ricerche non alimentano modelli condivisi con altri clienti, e ogni negozio è isolato dagli altri con chiavi proprie.
- Il costo è un canone legato alle dimensioni del catalogo e ai volumi, non una tariffa che cresce a ogni ricerca.
Un criterio pratico di scelta
Se ricadi in uno di questi casi, la residenza dei dati va messa sul tavolo al primo incontro, non alla vigilia della firma:
- Il catalogo contiene listini riservati o condizioni per cliente.
- Operi in un settore regolamentato o hai clienti che ti impongono requisiti sui dati.
- Hai volumi di ricerca elevati e vuoi un costo a budget.
- Devi compilare un questionario di sicurezza fornitori.
La domanda da fare è una sola: «dove vengono elaborati i miei dati, e chi altro li vede?» La risposta ti dice molto sul fornitore che hai davanti.
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